AREA SOCIO-SANITARIA
I servizi socio-sanitari in rete per le persone migranti
Nel territorio palermitano esistono diversi servizi in ambito medico e sociale che si occupano della salute della persona migrante a 360°. Da anni Pellegrino della Terra, attraverso campagne di sensibilizzazione e informazione, facilitazione linguistica, servizi di ascolto, segretariato sociale, formazione e inserimento lavorativo, favorisce l’accesso ai servizi socio-sanitari nel territorio di Palermo e Trapani.
Un lavoro di rete con le istituzioni, la sanità e le organizzazioni del terzo settore, mirato a garantire il diritto alla salute, l’inclusione psico-sociale, la promozione dell’autonomia e dell’autodeterminazione per prevenire lo sfruttamento e ridurre i fenomeni di isolamento e marginalità sociale delle persone con background migratorio.
Raccogliendo le voci di chi quotidianamente opera con Pellegrino della Terra, in un’ottica di supporto reciproco nell’interesse della persona e nella tutela dei suoi diritti, è stata creata una mappatura delle realtà che compongono le reti formali e informali che operano a tutela dei diritti delle persone migranti. Uno strumento di orientamento a servizio della comunità, dei presidi medici e socio-sanitari e delle realtà che operano nel terzo settore.
Partendo da Palermo sono state raccolte le voci del dottor Tullio Prestileo, fondatore della rete ITaCA – Immigrants Take Care, che dal 2017 opera in collaborazione con centri di accoglienza e numerose realtà locali per garantire l’accesso alle cure per la popolazione migrante. La dottoressa Ornella Dino e l’assistente sociale Emma Perricone attive presso l’U.O.S. Medicina delle Migrazioni ASP Palermo, che offre una serie di ambulatori per i diversi bisogni di donne e uomini stranieri. Il coordinatore di Medici Senza Frontiere Palermo, Edmond Tarek Keirallah e la psicologa Ester Russo, da più di un anno impegnati nei servizi di cura delle persone vittime di tortura nell’ambulatorio SIV – Sopravvissuti a Violenza Intenzionale, insieme all’equipe di Medicina delle Migrazioni, connettendo le competenze del mondo della sanità pubblica con quella privata.
“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”
– Articolo 32 Costituzione italiana, comma 1
L’assemblea costituente, nel redigere l’articolo 32 della Costituzione italiana che sancisce il diritto alla cure gratuite per tutte le persone che versano in stato di indigenza, ha utilizzato la parola individuo e non cittadino, estendendo così il diritto alla salute a tutte le persone che si trovano nel territorio italiano.
Secondo i dati ISTAT al 1° gennaio 2022 gli stranieri residenti in Italia sono 5.193.669; se si considerano i migranti che non sono ancora in regola con i documenti, ma che comunque hanno diritto alle cure – e lo esercitano grazie all’ottenimento del codice STP e del relativo tesserino – il numero censito dall’ISTAT è da leggersi con un ulteriore aumento non quantificabile, data l’irregolarità della posizione degli stranieri presenti sul nostro territorio.
Se, da un lato, lo Stato italiano garantisce indistintamente il diritto alla salute, dall’altro lato l’accesso alla sanità è limitato per i migranti a causa di una molteplicità di ostacoli che vanno dalle barriere linguistiche all’assenza di conoscenza tanto dei loro diritti quanto del sistema sanitario e delle sue procedure, dalla burocrazia ai documenti necessari per accedervi.
A Palermo esistono delle reti informali che connettono presidi ospedalieri e realtà del terzo settore che forniscono strumenti di conoscenza adatti a fronteggiare la complessità del sistema sanitario, snellendo gli impedimenti all’accesso alla cura.
ITaCA – La rete informale che cura i migranti
Il dott. Tullio Prestileo, responsabile dell’Unità Operativa per le Malattie Infettive dell’Ospedale Civico Benfratelli di Palermo, dal 2017 coordina il progetto ITaCA – Immigrants Take Care Advocacy, una rete informale che connette l’Ospedale con i centri di accoglienza della Sicilia occcidentale e le realtà assistenziali di Palermo e provincia che operano nell’ambito dei servizi socio-sanitari per fornire supporto agli immigrati che arrivano in Sicilia.
Questo sistema creato dalla rete ITaCA viene definito dal dott. Prestileo “hub and spoke”: l’ospedale raccoglie le richieste di salute e di screening provenienti da realtà del privato sociale, associazioni, ONG e centri di accoglienza della Sicilia occidentale, garantendo un’alta capacità di dare risposta ai problemi di salute delle persone migranti, che hanno o che non sanno di avere, dal momento che si lavora molto anche sulla prevenzione.
Infatti, alla stessa stregua dei pazienti italiani, anche i pazienti stranieri possono fare gli screening, l’inquadramento clinico generale, la terapia e il follow up. Nel reparto Malattie Infettive dell’Ospedale Civico Benfratelli di Palermo, viene offerta gratuitamente la possibilità di fare una batteria di esami che serve a definire il quadro clinico generale del paziente migrante. In funzione dell’esito degli esami si prosegue eventualmente negli approfondimenti specialistici.
“Il modello assistenziale messo in piedi a Palermo tra associazioni, ospedali, ONG, è un modello vincente perché la persona che non ha strumenti di conoscenza, che ha una barriera linguistica e ha un problema di salute grave, trova risposte immediatamente e in maniera efficace” afferma il dott. Prestileo. “Tuttavia, il limite è che questi network non sono istituzionalizzati ma si basano sulle persone che fanno parte degli anelli della catena che unisce questa rete. Il rischio è che, se un anello viene a mancare, salta la rete che risponde ai bisogni di salute delle persone migranti.”
Un ampio estratto è disponibile QUI
U.O.S. Medicina delle Migrazioni
L’ambulatorio U.O.S. Medicina delle Migrazioni, appartenente al Distretto 42 dell’ASP Palermo, ha sede in via Lancia di Brolo 10, dove sono presenti due ambulatori di medicina generale, uno sportello sociale, un’attività di mediazione culturale per l’accoglienza e per il lavoro con i pazienti, un ambulatorio di diabetologia e un ambulatorio di ginecologia.
Lo sportello sociale
Quando la persona entra per la prima volta in ambulatorio per un bisogno medico-sanitario, si reca allo sportello sociale per una prima accoglienza, gestita da mediatori culturali e, in un secondo momento, dall’assistente sociale.
Non importa se la persona che si presenti allo sportello sia in regola o meno con i documenti per potere usufruire dei servizi, anzi, la maggioranza di coloro che richiedono accesso al servizio sono prive di permesso di soggiorno. Il lavoro dell’equipe è proprio quello di far emergere la persona dallo stato di invisibilità e illegalità e superare le difficoltà nell’accesso ai servizi.
Dopo la prima fase di accoglienza, prende avvio la procedura per far ottenere i documenti, iscrivere la persona all’anagrafe e al Sistema Sanitario Nazionale, e scegliere il medico di famiglia. Ad esempio, se a richiedere assistenza è una donna in stato di gravidanza è possibile richiedere il permesso di soggiorno per cure mediche per donne in stato di gravidanza, oppure, nel caso di donne con bambini, si procede anche con le iscrizioni a scuola o all’asilo nido, per quanto quest’ultimo sia un obiettivo difficile da raggiungere perché a Palermo la domanda supera l’offerta e gli asili nidi danno priorità alle donne che lavorano, escludendo i figli delle lavoratrici in nero.
Inoltre, come spiega l’assistente sociale Emma Perricone, “l’assistente sociale ha anche l’onere di far partire la segnalazione al Tribunale per i Minorenni nel caso in cui i genitori non possano prendersene cura; ma noi lavoriamo sempre affinché si vada incontro alla madre, non basta che a scuola dicano che non sussiste capacità genitoriale, noi valutiamo caso per caso e a fondo, coniugando rapporto umano e professionalità, tanto che in 32 anni ho fatto solo due segnalazioni al Tribunale, perché si trattava di situazioni gravi in cui non si salvaguardava la salute del minore.”
Un ampio estratto è disponibile QUI
Ambulatorio di diabetologia
Un altro problema che ricorre tra la popolazione migrante a Palermo, e che ha portato all’attivazione di un ambulatorio specializzato, è l’alta prevalenza del diabete, soprattutto tra persone provenienti dall’Asia, spesso causato dal passaggio dalla dieta orientale a quella occidentale.
Come spiega la dottoressa Ornella Dino, che dal 2004 si occupa di salute delle persone migranti e dal 2007 lavora nell’ambulatorio Medicina delle migrazioni dell’ASP, “a Palermo abbiamo due grosse comunità dello Sri Lanka e del Bangladesh e per queste popolazioni il diabete è diventato epidemico: un problema in parte genetico, in parte legato alle abitudini alimentari che sviluppano nel periodo di permanenza nel nostro Paese. Ci troviamo molto spesso con persone giovani, non sovrappeso, ma che hanno un diabete scompensato grave, spesso con complicanze. Ci siamo resi conto che i normali ambulatori di diabetologia ai quali i pazienti fanno riferimento non riescono ad essere abbastanza convincenti rispetto all’aderenza alla terapia e alla dieta, anche perché le diete che vengono fornite sono diete occidentali. Per questo abbiamo pensato di stabilire un giorno dedicato in cui ci fosse il diabetologo, il mediatore culturale e una dietista che si occupasse di fare le diete personalizzate.”
Per queste persone l’ambulatorio di diabetologia fa anche il lavoro che spetterebbe al medico curante: vengono create delle cartelle cliniche, e viene consegnato al paziente un libretto con la sua storia clinica per facilitare eventuali visite presso altri ospedali o in altri ambulatori.
Ambulatorio di ginecologia
Nei racconti delle persone che si recano in ambulatorio ricorrono spesso testimonianze di violenze fisiche e, in particolare, di violenze sessuali.
Grazie al lavoro svolto dall’equipe dell’ambulatorio di ginecologia, le donne vittime di violenza sessuale che si ritrovano a portare avanti gravidanze indesiderate frutto di stupri, hanno la possibilità di essere aiutate nel percorso di Interruzione Volontaria di Gravidanza dalle ginecologhe dell’ambulatorio.
Come afferma la Dottoressa Dino, le donne straniere in Italia ricorrono all’IVG molto più frequentemente rispetto alle donne italiane. Così come riporta la Relazione Ministro Salute attuazione Legge 194/78 tutela sociale maternità e interruzione volontaria di gravidanza del 2022 “le cittadine straniere permangono, comunque, una popolazione a maggior rischio di abortire rispetto alle italiane: per tutte le classi di età le straniere hanno tassi di abortività più elevati delle italiane di 2-3 volte”.
Un ampio estratto è disponibile QUI
Ambulatorio Sopravvissuti a Violenza Intenzionale
Nel maggio del 2021 grazie a un protocollo di intesa con MSF – Medici Senza Frontiere, U.O.S. Medicina delle migrazioni ospita tra i suoi locali anche l’ambulatorio SIV – Sopravvissuti a Violenza Intenzionale.
Si tratta di un ambulatorio specialistico che si occupa del trattamento e della riabilitazione delle persone vittime di violenza intenzionale e tortura, principalmente migranti e rifugiati provenienti nella maggioranza dei casi dalla Libia.
Queste persone hanno subito violenza nei paesi di partenza, di transito o di arrivo, e, come spiega Ester Russo, psicologa e referente Salute Mentale per MSF Palermo, “non si esclude il fatto che la violenza venga perpetrata anche sul territorio europeo”.
L’obiettivo è fornire diversi servizi medici, legali e sociali con una presa in carico olistica della salute della persona da parte di un’equipe multidisciplinare, poiché gli effetti che permangono in chi ha subito violenze intenzionali generano problematiche multiple che necessitano di diverse figure – mediatori culturali, assistenti sociali, infermieri, medici legali, psicologi. Ad esempio, la difficoltà di reperire documentazioni e certificazioni o l’impossibilità di trovare un’abitazione hanno un impatto anche sulla salute delle persone, ecco perché occorre rispondere in modo interdisciplinare ai numerosi bisogni.
La presa in carico avviene tramite segnalazione o, più raramente, con esplicita richiesta della persona. Dopo un primo incontro condotto in presenza di più figure professionali – le richieste sono molte e la lista d’attesa è molto lunga – si stabilisce qual è la priorità (psicologica, sociale, legale, abitativa) e da qui si designa un percorso cucito sulle necessità dei pazienti.
- Numero pazienti totali
- Pazienti attuali
- In lista d'attesa
Edmond Tarek Keirallah, coordinatore di Medici Senza Frontiere Palermo – che dal 2015 opera principalmente in Medio Oriente e in Africa, Congo, Libano, Siria, Turchia ed Egitto – sottolinea l’importanza della rete, dell’approccio olistico e delle collaborazioni continuative consolidate nel tempo. Sia MSF sia l’ASP hanno stipulato autonomamente dei protocolli d’intesa con il Centro Astalli e con la CLEDU – Clinica Legale per i Diritti Umani per la parte socio-legale; e con la medicina legale del Policlinico per ottenere le certificazioni medico-legali che vanno presentate alle commissioni territoriali a testimonianza delle torture subite.
Alla fine del percorso si consegna al paziente una relazione circa le sue condizioni e il certificato di tortura che, come spiega la dott.ssa Dino, è ancora più complesso e farraginoso da ottenere dopo l’entrata in vigore dei decreti sicurezza che hanno abolito il permesso di soggiorno per motivi umanitari – introducendo nuove tipizzazioni per le quali si può chiedere, in casi eccezionali, la protezione umanitaria.
Un ampio estratto è disponibile QUI
La psicologa Ester Russo, referente salute mentale di Medici Senza Frontiere Palermo, in un anno e mezzo di lavoro dentro l’ambulatorio SIV ha incontrato oltre duecento persone, per la maggior parte uomini, ma anche una percentuale sempre più crescente di donne vittime di violenze e torture, molte delle quali costrette a prostituirsi. Perlopiù provengono dalla rotta libica, hanno attraversato il Mar Mediterraneo centrale e sono arrivate in Sicilia, altre provengono dalla rotta balcanica.
Le persone prese in carico in ambulatorio non hanno patologie immediatamente visibili, con loro si lavora per curare l’esito della violenza perpetrata in passato e che spesso si traduce in sindromi depressive molto gravi. Sono persone che non hanno più fiducia nell’altro, nei confronti dell’essere umano.
Un ampio estratto è disponibile QUI