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Lo scorso aprile l’EASO, agenzia dell’Unione europea che opera come centro specializzato in materia di asilo, ha diffuso un nuovo rapporto sul traffico di esseri umani in Nigeria. Il report è un aggiornamento della relazione EASO del 2015 sulla tratta delle donne in Nigeria, Paese di origine, transito e destinazione per le vittime della tratta, e fornisce informazioni rilevanti per la valutazione della determinazione dello status di protezione internazionale, compresi lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria. La ricerca restituisce una visione d’insieme del fenomeno della tratta e della sua evoluzione alla luce di un nuovo contesto geopolitico e della natura ben strutturata e adattabile delle reti nigeriane dedite alla tratta.

Dopo una panoramica generale del fenomeno in Nigeria, il report evidenzia i profili delle vittime. Nel 2018 la Walk Free Foundation ha stimato che in Nigeria quasi 1,4 milioni di persone vivono in condizioni di schiavitù, un fenomeno finalizzato a vari scopi, prostituzione, servitù domestica o per debiti, lavoro forzato, accattonaggio e prelievo di organi.

All’interno dei confini della Nigeria il fenomeno della tratta ha dimensioni maggiori rispetto a quelli della tratta transfrontaliera, rappresentando la prima tappa di un percorso che ha come meta finale un paese estero: si stima che le vittime all’interno dei confini nazionali siano due terzi del totale, un fenomeno che colpisce differenti fasce d’età, generi e luoghi geografici. Nel 2020, il Dipartimento di Stato americano ha identificato vittime nigeriane della tratta di esseri umani in almeno altri 36 Paesi; mentre nel 2019, il NAPTIP (Agenzia nigeriana per la proibizione della tratta di persone, impegnata anche sul tema dell’identificazione, dell’accoglienza delle vittime e della loro sistemazione in ambienti protetti) ha sottratto dalle mani dei trafficanti vittime nigeriane da diciotto differenti aree geografiche. La maggior parte di queste si trovava in stati vicini o confinanti con la Nigeria (Mali, Niger e Costa d’Avorio), ma anche in Libia, Russia e in vari Paesi del Medio Oriente. 

Il report dedica un ampio approfondimento anche al modus operandi delle reti che gestiscono il traffico e al ruolo dei trafficanti, con un focus sul sistema del debito, sul giuramento e sull’organizzazione del viaggio in Europa. Diverse fonti hanno indicato che, poiché è diventato più difficile trafficare le donne nigeriane in Europa (tra le cause vanno menzionate le nuove misure per arginare la migrazione verso l’Italia), le reti di trafficanti hanno modificato il loro modus operandi, concentrandosi maggiormente sui Paesi vicini ai luoghi di origine del traffico e sul Medio Oriente come luoghi di destinazioni del traffico sessuale. 

Rispetto al tema della tratta a scopo di sfruttamento sessuale in Nigeria, nel report emerge come questa non sia limitata solo alle zone di conflitto e ai campi per sfollati, ma spesso coinvolge donne e ragazze trafficate in grandi città come Lagos, Abeokuta, Ibadan, Kano, Kaduna, Calabar e Port Harcourt. Ciò nonostante, l’Unione Europea ospita ancora un numero significativo di vittime della tratta provenienti dalla Nigeria: secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM), su un totale di 465.250 migranti irregolari arrivati in Europa (sia via terra che via mare) tra il 2017 e la metà del 2020, 20.348 provenivano dalla Nigeria. Le donne hanno costituito la quota maggiore delle vittime sfruttate nell’industria della prostituzione rilevate nell’UE (92%) nel periodo 2017-2018, mentre gli uomini hanno rappresentato il 6% delle vittime per questa forma di sfruttamento. Si tratta spesso di donne provenienti prevalentemente dal sud della Nigeria, in particolare da Benin City, capitale dello Stato di Edo, individuata negli ultimi decenni come l’hub centrale del traffico sessuale verso l’Europa. Per quanto riguarda le vittime della tratta a scopo di sfruttamento lavorativo, gli uomini hanno rappresentato più di due terzi (68%) delle persone sfruttate in Europa, e le donne un po’ meno di un quarto (21%).

Il recente report affronta anche la situazione del ritorno delle vittime della tratta in Nigeria soprattutto dal punto di vista della loro protezione, le possibilità di sostegno e i rifugi, l’atteggiamento dei familiari delle vittime e delle organizzazioni nei confronti dei rimpatriati: alcune fonti hanno indicato che le vittime tornate dall’estero o dall’Europa sono state costrette a prostituzione forzata nel proprio Paese di origine. Viene anche affrontato il tema dei rischi di ri-vittimizzazione e dei fattori che influenzano un possibile ritorno, dopo un periodo di fuoriuscita dalla condizione di schiavitù, in una nuova situazione di sfruttamento: tra le fonti selezionate, Euronews, citando un operatore di un’organizzazione non governativa di Benin City, ha rilevato che “è difficile tenere le donne e le ragazze di ritorno lontane dalle reti che le hanno trafficate […] molte tornano a prostituirsi, altre sono ancora in contatto con i loro trafficanti”.

Infine, il capitolo conclusivo si sofferma sul ruolo dello Stato nella protezione delle vittime e nel perseguire i trafficanti. Questi ultimi con atti intimidatori cercano di assicurarsi che le vittime ripaghino i loro debiti e non collaborino con le autorità di polizia.

Il rapporto completo è scaricabile e disponibile al questo link.

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