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La tratta di esseri umani: dati e come contrastarla 

La tratta di esseri umani: dati e come contrastarla 

Il 15 novembre del 2000 veniva siglato il Protocollo dell’Onu contro la criminalità organizzata transnazionale, per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone. Nonostante siano passati vent’anni da questo passo importante, il fenomeno della tratta non si è arrestato ma è cresciuto e si è evoluto in forme sempre più moderne. 

I dati 

Raccogliere ed acquisire dati certi e precisi sul fenomeno delle vittime di tratta è estremamente difficile. Bisogna, infatti, considerare il carattere sommerso del fenomeno e la difficoltà di intercettare le vittime stesse. I dati riportano i casi denunciati e le vittime identificate dalle autorità, ma questi non rappresentano il fenomeno nella sua interezza.

L’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, registra, dal 2002, 7000 nuovi casi di sfruttamento ogni anno. Nel mondo si stima che circa il 51 percento delle vittime di tratta siano donne, mentre gli uomini rappresentano il 21 percento ed i minori il 28 percento. Nel caso in cui le vittime siano donne, lo sfruttamento è soprattutto sessuale (nel 72% dei casi), seguito dallo sfruttamento lavorativo (nel 20% dei casi) e da altre forme di sfruttamento (nell’8% dei casi). Quando le vittime sono uomini lo sfruttamento è soprattutto lavorativo (nell’85,7% dei casi) e sessuale (nel 6,8% dei casi).

Il rapporto Eurostat ha registrato, nel triennio 2010-2012, 30.146 vittime solo in Unione Europea, di queste quasi l’80% di sesso femminile, confermando lo sfruttamento sessuale come l’ambito di maggiore interesse per le organizzazioni criminali. Negli ultimi quindici anni il fenomeno della tratta di esseri umani interessa in misura sempre maggiore l’Italia, soprattutto per gli arrivi via mare. I flussi sono estremamente aumentati dal 2011 e in particolare nel 2014 si sono registrati 170.000 persone via mare. Nel 2016 la prima nazionalità, per numero di arrivi in Italia attraverso le rotte del Mediterraneo, è stata quella nigeriana, con un particolare incremento delle donne e dei minori non accompagnati. Secondo l’OIM l’80% delle migranti nigeriane arrivate via mare, nel 2016, è probabilmente vittima di tratta destinata allo sfruttamento sessuale in Italia o in altri Paesi dell’Unione Europea. Sono le donne e i minori non accompagnati di nazionalità nigeriana le categorie più a rischio, anche se non si può escludere che anche migranti di altre nazionalità siano coinvolti nel traffico.

Più recente è invece il Global Report on trafficking in persons 2020, presentato il 2 febbraio 2020 a Vienna dall’UNODC, Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine. Si tratta del quinto rapporto globale sulla tratta di esseri umani che ha coinvolto l’analisi di 148 Pesi, fornendo una panoramica dei modelli e dei flussi di tratta di persone, rilevati tra i 2016 e 2018. Secondo il report le donne vittime femminili a essere particolarmente colpite dal traffico di persone. Nel 2018, per ogni 10 vittime rilevate a livello globale, circa cinque erano donne adulte e due erano ragazze. Circa un terzo delle vittime rilevate complessivamente erano bambini, sia ragazze (19 per cento) che ragazzi (15 per cento), mentre il 20 per cento erano uomini adulti. Nello specifico: il 46% delle vittime trafficate sono donne,  il 19% sono ragazze minorenni. Gli uomini rappresentano il 20%, mentre il 15%  è rappresentato da ragazzi minorenni. Lo sfruttamento sessuale, come sottolinea il rapporto, continua ad essere la forma più comune di sfruttamento, circa 50% delle persone trafficate ne sono vittima. Il 38% rientra nel lavoro forzato, il 6% è costretto in attività criminali, 1,5% nell’accattonaggio, l’1% in matrimoni forzati, nel commercio di bambini, nel commercio di organi. I picchi di incremento della tratta sono stati nel 2006, 2010, 2014, 2017. Nei paesi a basso reddito, i bambini costituiscono la metà delle vittime individuate e sono principalmente trafficati per il lavoro forzato (46%). Nei paesi a più alto reddito, i bambini sono tracciati principalmente per lo sfruttamento sessuale, la criminalità forzata o l’accattonaggio. Oltre allo sfruttamento sessuale (72% delle ragazze) e al lavoro forzato (66% dei ragazzi), i bambini vengono sfruttati per l’accattonaggio e per attività criminali forzate, come il traffico di droga, tra gli altri reati.

Come contrastare il fenomeno 

Un primo passo per contrastare il fenomeno della tratta è quello di responsabilizzare e informare le comunità interessate. La realizzazione di campagne informative e di sensibilizzazione sul tema, infatti, è estremamente importante, soprattutto se rivolte alle giovani generazioni nelle scuole e università. La percezione pubblica influisce notevolmente sull’operato dei governi. In Ghana, ad esempio, il lavoro minorile si presenta per lo più nell’industrie della pesca. Dopo un lungo lavoro di sensibilizzazione delle Ong, oggi la comunità, considera lo sfruttamento dei minori un’attività illegale, tale da formare gruppi di sorveglianza locali che identificano il fenomeno. L’attività di informazione e di sensibilizzazione è un’attività a lungo termine e di tipo preventivo. Le misure di contrasto cambiano se, ad esempio, ci troviamo nei luoghi di sbarco e negli hotspot, dove, come sottolineato dall’OIM, l’80% delle donne in arrivo sono vittime di tratta. È fondamentale, in questi luoghi, intervenire con attività di assistenza diretta, in sinergia con le autorità competenti. A tal proposito, diventa importante rafforzare i meccanismi di protezione mediante i progetti finanziati dal Dipartimento per le Pari opportunità, quindi la creazione di luoghi protetti dove trasferire le vittime individuate, già al momento dello sbarco così da poterle separare dai loro trafficanti e attivare immediatamente servizi di assistenza. 

Sono state delineate quattro fasi per contrastare il fenomeno della tratta,* soprattutto in luoghi di primissima accoglienza: prevenzione, azione penale, protezione e assistenza delle vittime e infine cooperazione con i Paesi di origine della tratta. Nella prima fase di prevenzione, sono previste azioni volte alla formazione congiunta di tutti gli operatori del settore e la presenza di personale dei centri di accoglienza. La preparazione del personale può aiutare le vittime di tratta a fidarsi di loro e a rompere l’accordo stipulato con il proprio trafficante. Segue l’azione penale che prevede una serie di misure volte a rafforzare la cooperazione giudiziaria in un approccio multi-agenzia e la promozione di attività di studio e di monitoraggio delle fattispecie concrete attraverso le quali si manifestano le condotte criminali connesse alla tratta. Nella terza fase di protezione e assistenza delle vittime, si prevedono misure volte a migliorare l’emersione del fenomeno, costruendo sistemi di segnalazione e di individuazione delle vittime della tratta. In questa fase è prevista anche l’aggiornamento delle misure di accoglienza in modo da rispondere anche a cambiamenti del fenomeno e nuove caratteristiche delle vittime. È fondamentale, in questa fase, informare le vittime dei propri diritti e dei sistemi, rispettivamente, della protezione a tutela delle vittime di tratta, e quello a tutela dei richiedenti protezione internazionale. Infine la quarta ed ultima fase, prevede vari progetti di cooperazione con i Paesi di origine della tratta, di informazione, sensibilizzazione e formazione di tutti gli operatori coinvolti. 

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