• Home
  • News
Tratta di essere umani: una violazione della dignità umana

Tratta di essere umani: una violazione della dignità umana

È considerato uno dei reati più gravi contro la libertà individuale, una forma di schiavitù estremamente mutevole ed organizzata; la tratta colpisce tutti, donne, minori e uomini di tutto il mondo. 

Cos’è la tratta? 

La tratta di esseri umani è un crimine transnazionale, un fenomeno camaleontico che cambia forma e aspetto continuamente. Fornirne una definizione completa ed esaustiva diventa molto complicato. 

Nel dicembre del 2000 la Convenzione delle Nazioni Unite riesce, però, a mettere insieme gli elementi costitutivi del fenomeno e ne dà una prima definizione, delineandone precisi scopi, mezzi e condotte. 

Si legge, infatti, all’articolo 3 del Protocollo Onu: “La tratta comprende il reclutamento, trasporto, trasferimento, l’ospitare o accogliere persone, tramite l’impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità o tramite il dare o ricevere somme di denaro o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un’altra a scopo di sfruttamento. Lo sfruttamento comprende, come minimo, lo sfruttamento della prostituzione altrui o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro forzato o prestazioni forzate, schiavitù o pratiche analoghe, l’asservimento o il prelievo di organi”.

Il traffico di esseri umani porta altissimi profitti ai trafficanti che abusano e sfruttano le vulnerabilità delle vittime, provocando loro danni irreversibili. La tratta è un processo che si articola in diverse fasi e momenti: reclutamento, assoggettamento e sfruttamento. Aspetto nodale del fenomeno è il ricatto o il debt bondage, schiavitù da debito, che lega insieme la vittima e il trafficante. Si tratta del meccanismo chiave di molti percorsi di tratta, dove la vittima, sulla base del debito contratto nel Paese di origine con il trafficante, riesce a raggiungere il Pese di destinazione. La maggior parte delle vittime di tratta non è consapevole del destino che l’attende e non ha informazioni circa l’entità del debito. 

Un fenomeno camaleontico 

La tratta è un fenomeno estremamente complesso, tanto antico quanto moderno. A gestirlo ci sono organizzazioni criminali di tutto il mondo,  che riescono a sfruttare, a proprio vantaggio, ogni singolo cambiamento della società contemporanea. È nota, infatti, la loro capacità di riorganizzarsi in forme, via via, sempre più “attuali”.Il traffico di esseri umani, infatti, può comprendere: lo sfruttamento del lavoro nero, la prostituzione di donne e minori e la vendita di organi e neonati. La tratta ha, dunque, molteplici sfaccettature e ciascuna riflette un crimine diverso, ma tutti uguali nella sostanza. Generalmente il reclutamento avviene nel Paese di origine, mediante la promessa di un futuro migliore. I crimini poi, seguono degli schemi ben precisi, che si ripetono nel tempo e che portano le vittime a centinaia di chilometri di distanza dalle loro case o negli stessi quartieri in cui sono nate. Seguono promesse, minacce e ricatti, che legano in modo indissolubile la vittima con il suo reclutatore. I trafficanti possono essere membri della famiglia, datori di lavoro o estranei che sfruttano vulnerabilità e circostanze per costringere le vittime a impegnarsi nel sesso commerciale o ingannarle nel lavoro forzato. Il legame che viene a crearsi tra vittima di tratta e trafficante, rappresenta l’ostacolo più grande per combattere il fenomeno.

Le vittime, infatti, ripongono nei propri trafficanti, una fiducia assoluta e  nutrono un forte sentimento di gratitudine. Il rapporto che si instaura porta la vittima a seguire tutte le indicazioni del trafficante e a concepire lo sfruttamento che subiscono, come il giusto prezzo da pagare per un futuro migliore. La maggior parte delle vittime di tratta, minori nigeriane, hanno dichiarato di aver subito violenza nel proprio Paese di provenienza, da parte di parenti, amici e vicini di casa. Tutto questo incide notevolmente sulla personale percezione delle violenze subite dopo, considerate come normali. 

Il ruolo delle pratiche culturali nel traffico di esseri umani

Le pratiche culturali giocano un ruolo fondamentale nel fenomeno di tratta di esseri umani. Queste, infatti, sono usate per sfruttare, sostenere, nascondere o giustificare il traffico. Le credenze religiose diventano, ad esempio, un importante argomentazione per costringere le vittime alla sottomissione. Si tratta di modalità di controllo psicologico, una procedura molto praticata in Nigeria. Normalmente queste si concretizzano in un vero e proprio rito di iniziazione con il quale la vittima si impegna, mediante un giuramento a rispettare l’accordo e ripagare la somma al trafficante. Inoltre, la vittima non dovrà in nessun modo rivelare i nomi dei trafficanti e qualsiasi altra informazione possa essere utile alla loro individuazione. Ciò che rafforza l’accordo è la paura di ritorsioni sui familiari delle vittime nel Paese di origine e dunque il senso di responsabilità sulle sorti della propria famiglia. In Nigeria il rito juju, è una delle strategie più utilizzate per reclutare donne e ragazze.  In questo contesto è fondamentale l’aiuto e il sostegno dei leader culturali per contrastare il fenomeno della tratta. Proprio per questo a inizio del 2018, l’Agenzia nazionale per la proibizione del traffico di persone e il Governatore dello Stato di Edo hanno collaborato con l’Oba di Benin, il leader religioso tradizionale del regno di Benin in Nigeria, per pubblicizzare una cerimonia in cui l’Oba ha eseguito un rituale che dissolve tutte le precedenti maledizioni juju eseguite dai trafficanti. Un evento importante, un contributo fondamentale per combattere il fenomeno della tratta. 

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *